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#tiviaggiounastoria Quella volta a Le Bonne Franquette

#tiviaggiounastoria è l’hashtag che ho iniziato ad usare quest’anno sotto le foto dei miei ultimi viaggi. 
Mi sono resa conto che per ogni scatto che faccio, racconto una storia, la mia storia o quella degli altri, racconto sensazioni, emozioni, ciò che vedo e percepisco durante i viaggi, ho così deciso di inserire tutte queste vicende sotto un hashtag.

L’idea è piaciuta, e devo dire che mi motiva molto. Ho così deciso di rendere #tiviaggiounastoria una parte del blog, uscendo dalla mera utilità di itinerari ed informazioni pratiche, per dare più spazio alla mia soggettività, che poi parlando di un diario digitale, direi che è anche ora!

Così ad appuntamenti spero costanti, vorrei pubblicare uno scatto dei miei viaggi e raccontarvi cosa è successo in quel particolare frangente, sensazioni, emozioni, vicessitudini, un fiume di pensieri scritti così, a sentimento, facendo scivolare le mani sulla tastiera a comporre in testo le immagini, i viaggi nella mia mente.

Partiamo con Parigi, il mio ultimo viaggio pochi giorni dopo essermi laureata. Nella foto siamo in uno dei posti che più ho amato della città, Montmartre, e non in un luogo qualunque, siamo in uno dei locali più importanti della storia dell’arte: La Bonne Franquette.

« Aimer, Manger, Boire et Chanter »

Questo il motto del ristorante, luogo d’incontro di tantissimi artisti che hanno segnato il mondo dell’arte come Pissarro, Sisley, Cézanne, Toulouse-Lautrec, Renoir, Monet, ma anche Suzanne Valadon di cui ho parlato sul mio blog delle donne artiste e suo figlio nonchè artista Utrillo, oltre che il mitico Van Gogh che viveva poco più avanti.

La storia di questo locale è lunga tanto quella della stessa città di Parigi, cui è legata a doppio filo.

L’emozione nel vedere dal vivo questo posto era ed è ancora tanta.

Era mattina presto. Mauro e io ci eravamo alzati prestissimo apposta per vivere Montmartre senza ressa, come era successo pochi giorni prima, gustandoci qualche ora di calma prima dell’arrivo dei turisti.
La butte era completamente vuota, nessuno percorreva la grande scalinata. I negozi ancora chiusi. In giro i primi artisti arrivavano alla piazza per preparare i loro cavalletti, le loro opere via via veninvano esposte da una parte, i cartello promettevano caricature.

C’era un freddo tremendo. Prima di addentrarci tra il gomitolo di vie di Montmartre, ci siamo lanciati dentro Starbucks a prendere qualcosa di caldo. La scritta sulla porta specificava che quello era lo Starbucks più alto di tutta Parigi!

Una volta recuperato qualche grado, abbiamo iniziato a girare. I colori saltano subito all’occhio, tutto è colorato e ben coordinato, come in un dipinto. Poi arrivi all’incrocio, La Bonne Franquette da un lato, Le Consulat a fianco e un vega negozio di stampe e manifesti (ovviamente souvenir) dall’altro lato. Penso di aver fatto una cosa come 30 foto solo li, con persone, senza, con un’apecar, senza macchine, alla fine ho scelto questa, non so perchè, mi ispirava il momento, l’attimo perfetto.

La gente si fermava ad indicare la mega scritta davanti al locale, che reclamava con orgoglio il suo essere locale di artisti ancora oggi, c’era chi si faceva dei selfie, chi provava a mettere tutta la facciata dentro l’inquadratura.

Io ero li, in mezzo all’incrocio che mi godevo il momento, il cuore batteva leggermente più forte, ero felice di passare in quella strada dove tempo prima erano passati anche i miei amati artisti, mi è sembrato per una frazione di secondo di sentirli parlare, voci fantasma che ancora riempiono le strade.

Poi prima di venire investita da una macchina, mi sono spostata e ho ripreso la passeggiata con Mauro.

#tiviaggiounastoria

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